Fai stretching tutti i giorni.
Allunghi le gambe, cerchi di aprire le spalle, rimani qualche secondo in quella posizione in cui senti tirare.
Quando finisci ti sembra di stare meglio.
Poi ti rimetti alla scrivania, ti alzi per prendere qualcosa e ritrovi la sensazione di prima: sei di nuovo tutto legato.
Viene spontaneo pensare di dover insistere. Qualche minuto in più, una posizione più impegnativa.
Magari tirare ancora un poco.
Prima di aumentare, però, vale la pena capire che cosa stai chiedendo al corpo.
Se fai stretching con costanza e continui a sentirti rigido, potrebbe mancare il lavoro che ti permette di usare quella flessibilità mentre ti muovi. Oppure la tua routine potrebbe aver bisogno di essere adattata.
Per sentirti più elastico contano anche la forza, la mobilità delle articolazioni e il modo in cui coordini il movimento. Nel GYROTONIC® queste qualità vengono allenate insieme. È proprio il rapporto tra tono ed elasticità che voglio spiegarti.
Che cosa stai allenando quando fai stretching
Lo stretching può aumentare l’ampiezza dei tuoi movimenti. Quindi, se lo fai e ti trovi bene, hai già uno strumento utile.
Quando riesci ad andare un po’ più lontano, però, non significa sempre che i tuoi muscoli siano diventati più lunghi. Possono cambiare la resistenza che i tessuti oppongono all’allungamento e il modo in cui tolleri quella sensazione di tensione. Sono entrambi aspetti osservati nelle ricerche sullo stretching. Approfondimento scientifico sullo stretching.
Qui penso soprattutto a quelle routine in cui raggiungi una posizione, magari aiutandoti con le mani o con una cinghia, e la mantieni.
Esistono anche forme di stretching attivo e dinamico: il lavoro cambia in base a come viene proposto.
Ripetere una posizione può aiutarti a raggiungerla meglio. Il passaggio successivo è capire quanto di quella possibilità riesci a usare per vestirti, chinarti o girarti.
L’elasticità si vede anche nel modo in cui ti muovi
Quando dici «vorrei essere più elastico», probabilmente vorresti infilare una giacca senza litigare con la manica, voltarti con facilità o raccogliere qualcosa da terra sentendoti meno impacciato.
In questo senso, l’elasticità riguarda il gesto nel suo insieme. Entrano in gioco i muscoli e i tendini, le possibilità delle articolazioni e il sistema nervoso, che organizza quando e quanto far lavorare i muscoli.
Pensa al movimento necessario per prendere un piatto da un ripiano alto. La mano deve arrivare fin lassù, ma intanto la scapola accompagna il braccio e il resto del corpo ti sostiene. Se cerchi spazio soltanto nella spalla, trascuri una parte di quello che sta succedendo.
È un po’ come un’orchestra: puoi accordare benissimo ogni strumento, ma per suonare insieme bisogna anche entrare al momento giusto e ascoltare gli altri.
Per questo la sensazione di essere rigido, da sola, non ci dice quale sia il problema. Prima di decidere che un muscolo vada allungato di più, bisogna osservare il movimento.
Lo spazio che raggiungi e quello che sai usare
Immagina di portare una gamba verso di te aiutandoti con una cinghia. Riesci a raggiungere una certa altezza. Se provi a sollevarla senza quell’aiuto, potresti fermarti prima.
La differenza è normale, entro certi limiti.
Nel secondo caso devi produrre tu la forza necessaria e controllare il gesto. Anche le leve e la posizione cambiano quanto è impegnativo.Quello spazio che riesci a raggiungere attivamente è ciò che chiamiamo mobilità attiva.
È una capacità che puoi allenare.
Lo stretching può aiutarti ad aprire una porta. Muoversi attivamente significa imparare ad attraversarla, portando con te quello che serve e sapendo anche tornare indietro.
Se hai già una buona apertura ma fai fatica a usarla, continuare a spingere sulla porta potrebbe non essere la parte di lavoro che ti manca. Può essere più utile esercitarti a muoverti dentro lo spazio disponibile.
Un muscolo può fare forza anche mentre si allunga
Spesso ci immaginiamo due momenti separati: prima contraggo il muscolo per rinforzarlo, poi lo rilasso e lo allungo.
Il corpo sa fare qualcosa di più interessante.
Pensa a quando tieni una borsa con il gomito piegato e poi distendi lentamente il braccio per abbassarla. Alcuni muscoli stanno lavorando proprio mentre si allungano: frenano la discesa, così la borsa non cade di colpo.
Produrre forza, quindi, non significa sempre accorciarsi. Possiamo lavorare anche mentre accompagniamo un allungamento, imparando a gestire il peso lungo il movimento.
Quando parlo di un corpo più tonico, uso “tono” nel senso comune: muscoli allenati, capaci di sostenerti e dosare lo sforzo. Non intendo tenerli sempre contratti, anche quando non serve.
La ricerca mostra che anche l’allenamento contro resistenza può migliorare la flessibilità. Questo ci aiuta a capire perché forza e ampiezza di movimento possano crescere nello stesso percorso. Revisione su allenamento contro resistenza e flessibilità.
Nel GYROTONIC® tono ed elasticità si allenano nella stessa sessione
Nel GYROTONIC® puoi lavorare per migliorare tono ed elasticità durante la stessa sessione di allenamento. Il lavoro muscolare accompagna la ricerca di movimenti più ampi e controllati.
Le attrezzature possono offrirti sostegno oppure resistenza, secondo l’esercizio. Sei tu a produrre il movimento e a gestirne il ritorno. Ho spiegato questo rapporto nell’articolo su come funzionano le macchine del GYROTONIC®.
Mentre una parte del corpo si allunga, altre partecipano al sostegno; in alcune fasi, i muscoli producono forza anche allungandosi. Le sequenze collegano questi compiti attraverso vari movimenti.
Questo è ciò che mi interessa: allenare un corpo capace di sostenersi mentre si muove con maggiore libertà.
“Nella stessa sessione” significa che alleniamo insieme queste capacità. Puoi avvertire maggiore scioltezza già dopo una lezione, ma i miglioramenti duraturi della forza e della mobilità richiedono pratica e progressione.
La lezione comincia da come ti muovi oggi
Nel mio studio, quando mi dici che fai stretching tutti i giorni ma ti senti ancora rigido, mi interessa vedere che cosa succede mentre ti muovi.
Osservo come inizi il gesto, quali parti partecipano e se, per arrivare un poco più lontano, cominci a stringere le spalle o a trattenere il respiro.
Da lì scelgo un’ampiezza e una resistenza che riesci a gestire.
A volte il primo passo sarà rendere più semplice un movimento, poi aumenteremo la richiesta.
Se nel tentativo di allungare un braccio irrigidisci tutto il collo, vale la pena fermarsi a capire come distribuire meglio il lavoro. Il centimetro in più può aspettare. È un criterio che uso anche per spiegare come riconoscere un allenamento efficace.
Anche il respiro mi dà informazioni su come stai affrontando l’esercizio. Inizio lasciandoti respirare con naturalezza; le indicazioni arrivano gradualmente, senza aggiungere subito un altro compito difficile.
Che cosa osservare oltre ai centimetri di allungamento
Per capire se stai facendo progressi, guarda anche quello che succede fuori dalla posizione di stretching.
Riesci a infilare la giacca con meno fatica? Ti chini con maggiore facilità? Controlli meglio il ritorno di un movimento, invece di lasciarti cadere? Sono cambiamenti concreti da osservare nel tempo.
Se lo stretching ti fa stare bene, puoi continuare a usarlo. Valuta però anche come è costruita la routine e quali movimenti attivi affiancarle. Il numero di giorni, da solo, non racconta tutto; ho dedicato un altro articolo a quanto spesso fare stretching.
Conta anche il resto della giornata. Se ripeti sempre le stesse posizioni, dare al corpo qualche occasione in più di muoversi in direzioni diverse può essere un buon punto di partenza.
Una rigidità che persiste, peggiora o si accompagna a dolore merita una valutazione sanitaria, soprattutto se limita le attività quotidiane. Non possiamo attribuirla automaticamente a muscoli da allungare.
Per me il senso del lavoro è questo: avere abbastanza forza per sostenere il gesto e abbastanza libertà per adattarlo a quello che vuoi fare. Quando tono ed elasticità collaborano, il cambiamento si cerca anche in come usi il corpo durante la giornata.
Se vuoi capire come possiamo lavorarci insieme, qui trovi come si svolge una lezione di GYROTONIC® nel mio studio a Roma EUR.



