Entrare in uno studio Gyrotonic per la prima volta
Quando una persona entra per la prima volta in uno studio Gyrotonic, succede quasi sempre la stessa cosa.
Prima ancora di chiedere informazioni o iniziare la lezione, il suo sguardo viene catturato dalle macchine.
Sono:
- in legno
- con forme sinuose
- non assomigliano agli attrezzi che siamo abituati a vedere in palestra.
C’è chi le osserva con curiosità, chi sorride, chi prova a immaginare come funzionino e chi, dentro di sé, pensa:
“Ma davvero dovrò usare tutte queste macchine?”
È una reazione normale.
Non ricordano le comuni macchine isotoniche e nemmeno gli strumenti che normalmente associamo a un centro di fisioterapia. Sembrano qualcosa di diverso.
Ed è proprio così.
Alcune persone immaginano che ogni macchina serva ad allenare un muscolo specifico, come accade spesso in palestra. Altre pensano che siano strumenti destinati solo alla riabilitazione. Altre ancora credono che, quanto più una macchina appare complessa, tanto più sarà difficile utilizzarla.
La realtà è più semplice.
Le macchine del Gyrotonic non sono state progettate per far lavorare il corpo al posto tuo.
Sono state create per accompagnarlo e aiutarlo a riscoprire movimenti che, spesso senza rendercene conto, abbiamo limitato o perso nel corso degli anni.
Immagina di voler migliorare la tua calligrafia.
Una penna non può scrivere al posto tuo. Può però essere ben bilanciata, scorrere meglio sul foglio e rendere il gesto più naturale.
Il risultato dipenderà sempre dalla tua mano.
Le macchine del Gyrotonic svolgono una funzione simile.
Non sostituiscono il movimento.
Lo accompagnano, lo rendono più comprensibile e aiutano la persona a percepirlo con maggiore chiarezza.
Con il tempo si scopre che il vero protagonista della lezione non è la macchina, ma il corpo.
La macchina è uno strumento. Da sola non può produrre alcun cambiamento: è il modo in cui viene utilizzata, insieme alla qualità del movimento della persona, a fare la differenza.
Prima di conoscere i singoli attrezzi, quindi, è importante comprendere un concetto fondamentale:
nel Gyrotonic non sono le macchine a creare il movimento. Sono le macchine ad aiutarti a riscoprirlo.
Perché esistono così tante macchine?
È una delle domande che mi viene rivolta più spesso:
“Perché il Gyrotonic ha tutte queste macchine? Non ne basterebbe una?”
La risposta è no.
Non perché il metodo debba essere complicato, ma perché il corpo umano ha moltissime possibilità di movimento e ogni persona presenta caratteristiche ed esigenze differenti.
Ogni macchina è stata progettata per offrire un’esperienza specifica.
Alcune sostengono maggiormente il gesto. Altre consentono di esplorare movimenti più ampi. Alcune permettono di lavorare in condizioni particolari, mentre altre possono semplificare un movimento oppure renderlo progressivamente più impegnativo.
Il principio del metodo, però, non cambia.
Non cambia il Gyrotonic. Cambia lo strumento attraverso il quale ne esploriamo il movimento.
Possiamo immaginare l’insieme delle macchine come una cassetta degli attrezzi.
Un artigiano può utilizzare martelli, seghe, scalpelli e pialle. Nessuno di questi strumenti è il migliore in assoluto.
La domanda corretta non è:
“Qual è lo strumento migliore?”
Ma:
“Qual è lo strumento più adatto al lavoro che devo svolgere?”
Lo stesso principio vale durante una lezione di Gyrotonic.
L’obiettivo non è utilizzare tutte le macchine e neppure passare da una all’altra come se si stesse svolgendo un circuito.
L’obiettivo è scegliere lo strumento che, in quel momento, può aiutare la persona a comprendere e migliorare il proprio movimento.
È l’istruttore, attraverso l’osservazione e l’esperienza, a guidare questa scelta.
Le macchine non sono il fine della lezione.
Sono il mezzo.
Chi pratica Gyrotonic da molto tempo scopre che non è il numero degli attrezzi utilizzati a determinare la qualità del percorso, ma ciò che riesce a sviluppare attraverso il movimento.
Per questo due persone possono seguire lezioni molto diverse pur praticando lo stesso metodo.
Una potrebbe lavorare prevalentemente sulla Pulley Tower. Un’altra potrebbe utilizzare più spesso il Jumping Stretching Board. Una terza potrebbe alternare strumenti differenti.
Non perché esista una macchina migliore delle altre, ma perché ogni corpo ha caratteristiche, difficoltà e possibilità proprie.
La capacità di adattare il lavoro alla persona, anziché costringere la persona ad adattarsi a una sequenza prestabilita, è uno degli aspetti più interessanti del Gyrotonic.
Userò tutte le macchine?
Probabilmente no.
E utilizzare tutte le macchine non dovrebbe essere un obiettivo.
Durante una lezione non si “provano gli attrezzi”.
Si lavora sul movimento.
Se per raggiungere un determinato obiettivo è sufficiente una sola macchina, non esiste alcun motivo per cambiarla.
Nel tempo, se sarà utile esplorare nuove possibilità, potremmo introdurre altri strumenti.
Non esiste però un percorso obbligatorio e identico per tutti.
La varietà delle macchine rappresenta una possibilità a disposizione dell’istruttore, non una lista che il praticante deve necessariamente completare.
Esiste una macchina migliore?
Chiedere quale sia la macchina migliore è come chiedere quale sia il miglior paio di scarpe.
Per correre?
Per camminare in montagna?
Per ballare?
Per lavorare?
Non esiste una risposta assoluta. Esiste la scarpa più adatta a ciò che dobbiamo fare.
Nel Gyrotonic vale lo stesso principio.
La macchina migliore è quella che, in un determinato momento, permette alla persona di comprendere un movimento, sviluppare una capacità o affrontare una difficoltà in modo più efficace.
La scelta può cambiare nel tempo, perché cambia anche il corpo.
Perché molte persone lavorano soprattutto sulla Pulley Tower?
La Pulley Tower offre una varietà molto ampia di esercizi e possibilità di adattamento.
È inoltre la macchina sulla quale gli istruttori iniziano a studiare il sistema nel primo percorso formativo dedicato al metodo Gyrotonic.
Per questo rappresenta spesso il punto di partenza delle lezioni e, per molti praticanti, rimane lo strumento principale anche negli anni successivi.
Ciò non significa che le altre macchine siano secondarie o meno interessanti.
Significa solo che la Pulley Tower consente già di sviluppare un lavoro ricco, affrontando il movimento da prospettive differenti.
Alcune persone potranno praticare a lungo utilizzando quasi esclusivamente questa macchina.
Per altre, invece, sarà utile introdurre strumenti diversi.
Dipende sempre dalla persona e dal percorso che si sta costruendo.
Le macchine fanno il lavoro al posto mio?
No.
Sarebbe come pensare che un pianoforte possa creare musica da solo.
Il pianoforte mette a disposizione suoni e possibilità, ma è il musicista a dare loro forma.
Le macchine del Gyrotonic rendono possibili determinate esperienze di movimento, ma è il corpo della persona a costruirle, percepirle e migliorarle nel tempo.
La resistenza, il sostegno e le traiettorie offerte dalla macchina possono aiutare.
Non sostituiscono però l’attenzione, la partecipazione e l’apprendimento.
Perché sono così diverse dalle macchine di una comune palestra
Molte macchine tradizionali da palestra sono progettate per isolare un muscolo o guidare il corpo lungo una traiettoria prestabilita.
Le macchine del Gyrotonic cercano invece di mettere in relazione le diverse parti del corpo.
Durante un esercizio non lavora soltanto una singola articolazione o un gruppo muscolare.
Entrano in gioco la respirazione, la coordinazione, la mobilità della colonna vertebrale e la continuità del gesto.
È un lavoro di sinergia.
Il corpo non viene considerato come un insieme di parti separate.
L’obiettivo è migliorare il modo in cui queste parti comunicano e collaborano durante il movimento.
Questa è una delle ragioni per cui l’esperienza può apparire molto diversa da quella di un allenamento tradizionale.Non si tratta solo di spostare un peso da un punto a un altro.
Si tratta di imparare a organizzare il corpo mentre si muove.
Chi ha progettato queste macchine e perché ha continuato a crearne di nuove?
Le macchine sono state progettate da Juliu Horvath, ideatore del metodo Gyrotonic.
La domanda più interessante, però, non è soltanto chi le abbia create.
È capire perché Horvath non si sia fermato alla prima macchina.
La risposta si trova nella continua osservazione del corpo e delle sue possibilità.
Lavorando con persone differenti, Horvath ha incontrato esigenze, difficoltà e modi di muoversi molto diversi tra loro.
Ogni esperienza poteva suggerire una nuova soluzione, un diverso tipo di sostegno o un altro modo di esplorare il movimento.
Le nuove macchine non sono quindi nate per complicare il metodo.
Sono nate per ampliarne le possibilità.
Ogni strumento ha aggiunto nuovi modi di accompagnare il corpo, sviluppare la coordinazione, esplorare la mobilità e adattare il lavoro alla persona.
Questo non significa che le macchine più recenti siano migliori delle precedenti.
Le macchine raccontano quindi non soltanto l’evoluzione del metodo, ma anche una ricerca che continua a partire dalla stessa domanda:
“Come posso aiutare questa persona a muoversi meglio?”
Come scelgo la macchina da utilizzare durante una lezione
Molte persone pensano che io scelga la macchina esclusivamente in base al problema che mi raccontano o all’obiettivo che vorrebbero raggiungere.
Queste informazioni sono importanti, ma rappresentano soltanto il punto di partenza.
Prima di decidere con quale macchina o con quale esercizio iniziare, cerco di capire come si muove la persona che ho davanti.
Osservo:
- come si muove mentre entra nello spogliatoio
- come organizza il corpo
- se il movimento è libero o trattenuto
Ascolto il motivo per cui la persona ha deciso di iniziare e ciò che si aspetta dal percorso.
Solo dopo queste osservazioni scelgo cosa può essere più immediato per percepire meglio il movimento, in base alla mia esperienza.
Per questo due persone simili possono seguire percorsi differenti.
Ogni corpo ha una storia diversa
Il mio lavoro è creare le condizioni.
Creare le condizioni affinché una persona possa percepire qualcosa di nuovo, comprendere meglio il proprio corpo e costruire un modo più efficace di muoversi.
La macchina è il mezzo.
Il cambiamento nasce da ciò che la persona riesce a sentire, comprendere e portare con sé anche quando la lezione è terminata.
Nella vita quotidiana.
All’interno di Gyrotonic Laurentina ho cercato quindi di rendere coerente questo modo di lavorare.
Non insegno una sequenza di movimenti da ripetere meccanicamente.
Cerco di costruire un percorso nel quale ogni esercizio prepara ciò che verrà dopo e ogni lezione aggiunge un piccolo tassello alla comprensione del corpo.
È questo lo standard che ho cercato di costruire nel tempo.
Non uno standard composto da esercizi identici per tutti, ma uno standard nel modo di osservare, ascoltare e accompagnare ogni persona.
Scopri le singole macchine del Gyrotonic
Ogni macchina amplia in modo diverso le possibilità offerte dal metodo.
In questa pagina ho voluto spiegare la logica che accomuna tutti gli strumenti. Negli articoli dedicati puoi invece conoscerne la storia, le caratteristiche e il modo in cui vengono utilizzati.
Pulley Tower
È la macchina principale del sistema e quella sulla quale si svolge gran parte del lavoro. Nell’articolo dedicato puoi scoprire come è costruita e perché offre possibilità di movimento così ampie.
Leggi l’articolo sulla Pulley Tower.
ps:se osservandola l’hai associata al Reformer, puoi approfondire le differenze tra Reformer e Pulley Tower
Jumping Stretching Board
Una macchina che consente di esplorare il movimento attraverso appoggi, spinte e configurazioni differenti rispetto alla Pulley Tower.
Leggi l’articolo sul Jumping Stretching Board.
Leg Extension Unit
Uno strumento che amplia il lavoro dedicato agli arti inferiori e alle relazioni tra gambe, bacino e resto del corpo.
Leggi l’articolo sulla Leg Extension Unit.
Gyrotoner
Una macchina dalle caratteristiche particolari, pensata per offrire ulteriori possibilità di movimento e coordinazione.
Leggi l’articolo sul Gyrotoner.
Archway
Uno degli strumenti più riconoscibili del sistema, attraverso il quale è possibile esplorare forme di sostegno e organizzazione del corpo differenti.
Leggi l’articolo sull’Archway.
Per approfondire la storia delle macchine
Le macchine del Gyrotonic non sono state progettate tutte nello stesso momento. Sono il risultato dell’evoluzione del metodo e della ricerca condotta nel tempo da Juliu Horvath.




